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lunedì 28 novembre 2011

BiLe! il pdf satirico di cattivo gusto.

Colpevolmente ho abbandonato per diversi mesi questo blog. (Come se qualcuno ne avesse sentito la mancanza...). Mentre qui si formavano ragnatele e forattini alle pareti, dall'altra parte, abbiamo ricominciato a fare una pseudorivista in formato pdf. Gratis, ovviamente, come tutte le cose belle esistenti al mondo.

E niente, volevo solo dire che siamo arrivati al numero tre e che potete leggerelo nel widget qui sotto.
Per i numeri precedenti, invece, cliccate QUI


giovedì 26 maggio 2011

Islamozingarostalinista

Questa campagna elettorale ha rotto il cazzo. (Forse però mi conveniva iniziare il pezzo in maniera più soft...)
La Moratti e Pisapia hanno rotto il cazzo.
Per come la vedo io, le elezioni servono solo a sostituire vecchi culi, ormai consunti dal continuo attrito linguale, con nuove chiappe flosce pronte per essere umettate. Diciamoci la verità: a prescindere da chi vincerà, l'unico culo asciutto resterà il vostro (con la possibilità, per i più fortunati, di vederlo trasformato in un carnoso parcheggio per auto blu).
Che me ne faccio del Premier che salta fuori durante il meteo per ricordarmi quanto sarebbe meglio votare la Moratti per non trasformare Milano in La Mecca? Io abito a Torino, che me ne frega?
Per non parlare degli altri 59.280.942 non milanesi che adesso pensano che dall'elezione del sindaco di Milano dipenda il futuro della Terra di Mezzo o la sopravvivenza del genere umano.
Ad ogni modo, qualcosa da salvare in tutto questo c'è. Ne discutevo l'altro giorno col mio gatto (si chiama Mariano ed è un esistenzialista). Il programma di Pisapia, per come ce lo hanno raccontato quelli del centrodestra, non è poi malaccio, anzi.
Con Mariano abbiamo quindi deciso di rivedere il programma elettorale di Pisapia apportando qualche modifica. La cosa ci ha portato via un pomeriggio intero che avremmo potuto dedicare ad attività più proficue. Ad esempio, la pianificazione dello sterminio di massa degli anziani che rallentano la coda alla cassa del supermercato. Però ne è valsa la pena.
Anche Pisapia ne è rimasto entusiasta. Dopo il quinto Cynar.
Ecco dunque il nuovo programma. Lo abbiamo sostanzialmente semplificato per renderlo comprensibile anche a Calderoli (che altrimenti comincia a dare di matto e giocare con l'accendino).

Primo. Islamizzazione di Milano. I cristiani stanno diventando una minoranza, è bene prenderne atto. Anni di storia hanno dimostrato la nostra grande professionalità nel cambio di bandiera all'occorrenza. Organizziamoci per tempo. Proclamiamoci musulmani e poi facciamo come al solito: partecipazione alla messa solo per i matrimoni, bestemmia libera, sesso pre-infra-post ed extra matrimoniale. Gli osservanti e gli integralisti, invece, saranno trasferiti a Bergamo. La città è già dotata di tutte le infrastrutture idonee a farli vivere e prosperare felici.

Secondo. Abbattimento di tutte le case e loro sostituzione con delle roulotte. Così ci sarebbe anche molto più spazio per le automobili che al momento sono costrette a divincolarsi in strade ingombre di futili palazzi.

Terzo. Ampliamento di poteri al Sindaco. Il mandato degli elettori conferisce un potere illimitato a chi viene eletto. Questo almeno e quello che scriveranno i testi di Giurisprudenza dell'anno prossimo. Tanto vale portarsi avanti.

Quarto. Abolizione dell'Ecopass.Tutti i cittadini (eccetto Umberto Eco) potranno tornare ad accedere con la macchina o altro mezzo semovente (cingolato o meno) all'interno del centro storico e dei monumenti in esso contenuti.

Quarto bis. Istituzione del "Pregopass" per consentire ai cristiani rimasti dopo l'elezione del nuovo sindaco islamozingarostalinista di poter transitare liberamente per andare affanculo.

Quarto tris. Istituzione del "Batpass" per il figlio scemo della Moratti e del "SSpass" per i figli del dio Po.


Quinto. Inserimento della "Breccia di Pisapia" per i lettori del Misfatto. (Mentre leggete Breccia di Pisapia, formate una "C" con l'indice e il pollice della vostra mano destra, posizionatela orizzontalmente in direzione di un ipotetico interlocutore, adesso fate ruotare il polso da un lato e dall'altro in senso di "collegamento". Così dovrebbe far ridere).

Sesto. Abolizione di tutte le multe che riuscite a portarci, strisce blu solo nei parcheggi degli handicappati, un anno di calcio gratis sul digitale terrestre ed equo canone sulle escort.

[illustrazioni di Marco Tonus of course]



martedì 13 luglio 2010

Cristofobia portami via

(pics di Mauro Biani)

L'altro giorno, mentre cercavo tette nella colonnina destra di repubblica.it mi è caduto per sbaglio l'occhio su un articolo titolato: “Attenti alla cristofobia”. Ho pensato: chi cazzo dovrebbe aver paura di un tizio morto duemila anni fa? Capisco chi soffre di aracnofobia, e se Gesù avesse otto zampe pelose e si nascondesse dietro il lavandino del bagno, penso che me la farei sotto pure io. Come anche capisco chi soffre di agorafobia, ovvero chi ha paura della piazza (e di recente pare che ci sia stato un boom di agorafobici tra gli aquilani). La Cristofobia invece mi perplime.
Come si fa ad avere paura di chi non esiste? Cioè, Gesù è esistito qualche migliaio di anni fa ma poi è morto. Proprio come Aristotele o Platone. Chi, al giorno d'oggi, potrebbe mai aver paura di gente vissuta nell'antichità come Platone o Aristotele? A parte Renzo Bossi, dico.
No, lo so cosa state per obiettarmi: “Gesù non è morto. Dopo tre giorni è risorto e da allora siede alla destra del padre”. Non so se, dopo averlo tirato giù dalla croce, gli apostoli abbiano fatto sedere il cadavere di Gesù da qualche parte, magari per farlo sembrare vivo, tipo quelli del film weekend con il morto (me li immagino Pietro e Giovanni che portano a spalla il corpo di Gesù, con gli occhiali da sole, facendogli muovere le braccia per salutare i passanti), ma sono abbastanza sicuro che Gesù sia morto. Nessuno sopravvive a una crocifissione. Neanche gli attori che usano per fare gli spettacoli della via crucis. Per quello li cambiano ogni anno.
Gli unici che si rialzano dopo la morte sono gli zombie, e anche loro non esistono (o alla destra del padre comincerebbero a scarseggiare i posti a sedere). Perché si dovrebbe aver paura di gente che non esiste? La colpa, lo ammetto, è dei genitori che fin da piccoli cercavano di farci stare buoni minacciando l'arrivo di svariati tizi inesistenti come l'uomo nero, il babau, un leader di centrosinistra carismatico e altre invenzioni dovute alla loro menti stressate dall'essere genitori (avrebbero dovuto pensarci prima). Ad ogni modo, superati i 10 anni, un giovane uomo deve fare i conti con la realtà e capire che questi personaggi sono solo frutto della fantasia, proprio come le attrici dei film porno (nessuna delle vostre fidanzate, nella realtà, vi farà mai quelle cose, rassegnatevi). Tornando ai morti viventi, quelli esistono solo nei film per farti rimpiangere di aver speso 7 euro per vedere attori cosparsi di ketchup e finte piaghe fatte con la carta igienica e colla vinilica, andarsene in giro per due ore alla ricerca di un film migliore. Mai avuto paura in vita mia per un film sui morti viventi. A parte quello diretto da Zeffirelli.
Tutto questo discorso, assolutamente privo di senso, l'ho fatto solo perché non avevo alcuna intenzione di leggere quello sproloquio sul valore culturale del crocifisso e sui laici che si mangiano i bambini per poi commentarlo per voi. Quindi, in definitiva, questa storia della cristofobia mi sembra una puttanata. Ma dato che se l'è inventata uno che di professione non fa un cazzo, ma lo fa così bene che viene mantenuto con le nostre tasse, direi che tutto si tiene. Per quel che mi riguarda non soffro di cristofobia (anche se conosco moltissima gente che soffre di cristomania, ma questa è un'altra storia). E' che proprio sono allergico alle religioni. Mi fanno venire le bolle al cervello. Per me sono assurde tutte quante, dall'ebraismo fino all'ultima finanziaria di Tremonti. Un tale una volta ha detto che le religioni sono l'oppio dei popoli. Ma se proprio devo obnubilare la mia mente e vedere elfi e altri personaggi magici, preferisco di gran lunga l'oppio. Se poi ti fai due conti, costa anche di meno.


***
Questo e altro nell'ultimo numero di ScaricaBile. Ultimo in tutti i sensi. Un motivo in più per andarlo a leggere, no?

mercoledì 23 giugno 2010

Intercettazione di un emendamento



Cosa sarà mai passato per la mente ai senatori “gesuomani” come Gasparri, Bricolo, Quagliariello, Centaro, Berselli, Mazzatorta e Divina quando hanno pensato di proporre un emendamento che distinguesse gli “atti sessuali sui minori” dagli “atti sessuali di lieve entità sui minori”? La domanda risulta senza dubbio affascinante anche per chi non si occupa professionalmente di soggetti affetti da demenza, e per questo motivo la faccenda merita di essere indagata. Noi di ScaricaBile, da anni specializzati nell'import-export di containers di cazzi altrui, vi possiamo svelare i dettagli della riunione preliminare segretissima che ha portato i suddetti senatori a concepire questa “Monalisa” della porcate legislative.

La riunione segreta tra i “Figli di Maria” (questo il nome del gruppo di super senatori) ha avuto luogo qualche giorno prima negli uffici segreti dell'organizzazione, siti in Roma, a due passi dal Senato, in un palazzone che Propaganda Fide è solito affittare in nero, proprio come insegnava nostro Signore. Il covo segreto dei “Figli di Maria” si trova sotto i bagni del pian terreno. Solo i membri possono accedervi, in quanto conoscono il meccanismo per aprire la botola posta sotto l'ultimo cesso a destra (per i più curiosi: si tratta di un meccanismo di pesi e contrappesi. Bisogna poggiare sul fondo della tazza uno stronzo del peso esatto di quattro etti e otto. I membri dei Figli di Maria infatti ne portano uno d'ebano nella borsa. Tranne Mezzatorta che per pigrizia nel portare con sé il fastidioso pass, ha sviluppato un'incredibile abilità dell'intestino crasso.)

La riunione si è tenuta alle 23.00. I primi ad arrivare sono stati i senatori Gasparri (che in realtà era rimasto bloccato nella sala dal giorno prima), Bricolo e Quagliariello (con la “i”, che altrimenti si incazza). I tre hanno subito iniziato a discutere sulle pressioni che da un po' di tempo arrivano “dall'alto” per fare qualcosa per i fratelli preti beccati con le mani nella marmellata di un minore.

Qaugliariello: Mi hanno telefonato per l'ennesima volta dal Vaticano per ricordarci che dobbiamo fare la nostra parte. La politica si trova ad essere sacralizzata ben oltre il lecito e ad essa finisce per essere indebitamente attribuita la funzione di liberatrice dal male miscredente.

Gasparri: Anche a me m'hanno telefonato. Però io faccio finta di essere la segreteria telefonica, ah ah ah.

Qaugliariello: E' la cosa più vecchia e stupida del mondo.

Gasparri: Ma io faccio la segreteria di Mastella.

Nel frattempo sono arrivati anche gli altri senatori. Dentro la grande sala delle riunioni, sulle cui pareti spiccano arazzi raffiguranti la Trinità e i ritratti ad olio di Papa Benedetto XVI e di Gianni Letta, tutti i membri hanno preso posto alla grande tavola a forma di croce e, dopo la solita discussione sul chi debba sedersi al posto sfigato (l'estremità inferiore della croce), Quagliariello ha dichiarato aperta la seduta.

Bricolo: Quindi, che dobbiamo fare?

Qaugliariello: Sancire che la volontà di un individuo possa essere ricostruita ex post incarna in sé il virus del totalitarismo.

Divina: Cosa?

Qaugliariello: No scusate, rispondevo ad un sms di mia moglie. Il problema è questa storia dell'arresto per chi viene colto in flagranza nel compimento di atti sessuali sui minori. In piazza San Pietro temono che possano iniziare le sfilate di preti ammanettati e scortati da poliziotti come fossero comuni pedofili.

Berselli: Sarebbe inaccettabile.

Gasparri: ma che gliè frega poi a loro? Tanto er papa l'ha detto. I preti pedofili finiscono all'inferno. Ha firmato tutte le carte, l'ho visto. Inutile che ce stiamo a dannà pe' fare na legge che poi? Bo? A che serve na legge quanno ce ne stanno già dumila, che nun se possono manco legge' tutte. Io già m'annoio a legge' i messaggini der cellulare.

Quagliariello: Maurizio.

Gasparri: si?

Quaglieriello: hai la bocca aperta.

Gasparri: scusa scusa. La chuido subbito.

Bricolo: Risulterebbe inaccettabile per la storia e per la tradizione dei nostri popoli se la decantata laicità della Costituzione repubblicana fosse malamente interpretata nel senso d’introdurre un obbligo giacobino di arrestare i preti che si aprono, nel vero senso della parola, agli insegnamenti di Gesù il quale - ricordiamolo - voleva che i bambini venissero a lui.

Centaro: Parole sante.

Bricolo: La pedofilia nel clero rimane per migliaia di cittadini, famiglie e lavoratori il simbolo della storia condivisa da un intero popolo. Cancellare i simboli della nostra identità, collante indiscusso di una comunità, significa svuotare di significato i principi su cui si fonda la nostra società. Rispettare le minoranze che non hanno mai toccato un bambino non vuole dire rinunciare, delegittimare o cambiare i simboli e i valori che sono parte integrante della nostra storia, della cultura e delle tradizioni del nostro paese.

Gasparri: Amen fratello.

Berselli: Poeta.

Gasparri: A vorte, il Senato, la Camera, votano leggi che noi stessi che le votamo nun è che le capimo bbene bbene, ner senso che ce stà l'articolo che sopprime il comma del tale anno... dobbiamo giocarcela su questa robba qua.

Centaro: Maurizio, si chiama emendamento. In definitiva tocca inventarsene uno che possa sistemare le cose.

Bricolo: Ce l'ho, ce l'ho. “E' esentato dall'arresto chiunque sia in possesso di emblema della Croce o del Crocifisso”.

Mezzatorta: Bricolo, si può sapere perché c'hai sta fissa morbosa del crocifisso?

Quagliariello: No. Non va bene. Serve qualcosa che dia meno nell'occhio. Che non susciti sospetti nell'opposizione.

Gasparri: Oh, l'opposizione in democrazia è essenziale. A strumentalizzazione dei bambini stà a dimostrà la natura criminoggena dell'opera de farsificazione en atto. Veltroni e Di Pietro nun stanno a prende' le distanze dai manovali, i cui figli stanno intossicati da cattivi genitori cor cervello bbruciato dalla droga e dalle bugie dei capi della sini...

Berselli: cosa?

Gasparri: scusa ero sovrappensiero.

Berselli: cioè hai pensato due cose contemporaneamente?

Quagliariello: Dovremmo lavorare a qualcosa in stile ghediniano. Tipo un “legittimo palpeggiamento” o un “palpeggiamento breve”. Potremmo scrivere che se il palpeggiamento non supera i trenta minuti, non si può parlare di molestia sessuale ma solo di catechesi chiropratica.

Mezzatorta: Ggenio!

Quagliariello: Grazie, è meritato. D'altronde il dibattito pubblico su questo tema non può più sottrarsi dal confrontarsi con quel mutamento di paradigma epocale descritto da Samuel Huntington, per il quale dopo la sconfitta del comunismo la guerra ideologica che ha infiammato il Novecento sarebbe stata soppiantata da un inedito conflitto di civiltà, che ha la sua origine nel riemergere delle culture – e quindi anche delle tradizioni libidinose dei religiosi – una volta infranta la crosta del mondo ideologicamente bipolare.

Gasparri: cioè dovemo da discute' quanti centimetri de cazzo devono entrà pe' potè dire che è violenza?

Quagliariello: Precisamente.

Gasparri: pe' mme senza sborra non sono manco preliminari.

Quagliariello: Maurizio, sei il solito romantico.

Mezzatorta: credo che dovremmo tenerci più sul vago.

Quagliariello: Esatto. Dobbiamo incentrare la questione su una possibile distinzione tra violenza sui minori e violenza lieve. Solo che non è facile, si vede che ci stiamo arrampicando sugli specchi. La gente non è stupida.

Bricolo: Io non ne sarei così sicuro. Hai già dimenticato le regionali?

Gasparri: Massì, inventamose sta cosa delle molestie lievi. Tanto poi nun lo diciamo cosa intendemo di' co “lievi” e stamo apposto. Uno po' fa quello che glie pare, tipo er dito nella mutanda, er pisello nell'orecchio... poi quanno arrivano i caramba, se è amico nostro so' lievi, se invece è amico dei comunisti allora è pedofilia.

Quagliariello: Continua a sembrarmi poco cristallina come soluzione.

Bricolo: Guarda che stavolta Maurizio non ha tutti i torti. Inoltre non possiamo stare ancora qui a discutere del bondage degli angeli. Io c'ho da fare, i clandestini negri non si discriminano da soli.

Quagliariello: e va bene. Deciso. Centaro scrivi. “Nei casi di violenza sessuale di lieve entità nei confronti di minorenni non scatterà l'obbligo dell'arresto in flagranza”.

Bricolo: perfetto. Tanto meglio di così non ci può uscire.

Gasparri: anche perché nun c'avemo altre idee per far continuare sto pezzo.

Mezzatorta: ottimo, allora ci aggiorniamo.


La riunione si avvia così alla conclusione. I senatori si scambiano soddisfatti pacche sulle spalle mentre Centaro finisce di mettere nero su bianco il testo dell'emendamento. Spente le luci nella sala delle riunioni, i Senatori si incamminano per tornare a Palazzo Madama. I nostri microfoni nascosti riescono a catturare un ultimo scambio.

Gasparri: Aò Quagliarè! Ma nun è che se pò inserì quarcosa anche pe' quelle situazioni coi trans?

Quagliariello: perché?

Gasparri: No gniente gniente. Era per dire, era.


***
Apparso ai pastorelli su ScaricaBile 32

Magistralmente illustrato da fra' Tonus (andate a guardare sul pdf gli altri disegni...)

lunedì 12 aprile 2010

ScaricaBile Speciale Ministri

Ecco lo special di ScaricaBile dedicato ai ministri: "Una Storia Italiana".
Purtroppo...



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martedì 6 aprile 2010

Basta un poco di zucchero e la pillola... resta in magazzino



Oggi nella consueta (quando mai) rubrica culturale di ScaricaBile parleremo di RU486. Per quelli di voi che non sono avvezzi ad aprire un giornale, se non per fare un simpatico cappellino con il quale intrattenere i colleghi di lavoro (al Senato), vi dico subito che l'RU486 non è la cugina di C3PO bensì la famigerata pillola abortiva. O per dirla con le parole del sottosegretario alla salute Eugenia Roccella: un arma di distruzione di massa partorita dal culo di Satana in persona. Pensate che la Roccella non userebbe mai parole del genere? Si vede che non ascoltate radio maria.
L'ultimo dei “problemi” legati a questo farmaco è che, nonostante le urla dei vari movimenti per la vita, gli anatemi voodoo fatti dai vescovi e le innumerevoli indagini parlamentari e ricorsi legali, queste cazzo di pillole sono arrivate nei magazzini farmaceutici italiani.
No, non sono stati i terroristi di Al Quaeda a portare le pillole in Italia nascondendole nelle mutande (come in genere ama raccontare Mons. Fisichella). In realtà l'Associazione Italiana del Farmaco (AIFA), dopo 700 giorni di istruttoria, studi, monitoraggio e incontri di thai boxe con i gesuomani del PDL, ha stabilito che: “si, il farmaco può essere inserito nel prontuario nazionale”.
SETTECENTO giorni di istruttoria. Scommetto che se Berlusconi avesse 40 anni di meno e non fosse sterile a causa del cancro alle palle, sarebbe bastato un decreto legge da cinque minuti.
E' incredibile come qui in Italia ancora ci sia tanta gente che demonizza questo farmaco che, sin dagli anni ottanta, viene venduto in gran parte d'Europa. Si vede che qui da noi è ancora molto influente la lobby dei produttori di grucce metalliche.
In un paese democratico normale, dopo che l'autorità competente si è pronunciata, la questione dovrebbe essere chiusa. Ma l'Italia non è un paese normale né democratico e lo si desume facilmente dal fatto che il ministro Gasparri, uno che quando apre bocca dà sempre l'impressione di essere Neri Marcorè che ne fa l'imitazione comica, l'altro giorno, in ascensore, ha mollato questa: “l'AIFA non garantisce adeguati livelli di competenza, trasparenza e imparzialità”.
Converrete con me che essere accusati da Gasparri di incompetenza e imparzialità è come essere accusati da Giuliano Ferrara di essere sovrappeso.
La verità è che è tutta una questione di interessi. E il Vaticano, dopo tutto, esercita sempre quel discreto fascino sui politici. Che dire, sarà l'incenso. Infatti, dopo la volata che Bagnasco ha tirato al centrodestra per le elezioni, ecco che i neoeletti presidenti di regione hanno voluto assolutamente dire la loro contro la pillola. Persino i leghisti! Gli stessi che si sposano con i riti celtici e che credono che il figlio di dio mandato sulla terra fosse Thor.
Cota, il leghista dalla faccia pulita (con la carta igienica), in televisione ha detto: “per me la pillola può restare nei magazzini”. Poi il giorno dopo ha dichiarato di essere stato frainteso. Ha tutti i requisiti per diventare il miglior presidente di regione degli ultimi 150 anni .
Zaia, il mc ministro, ha invece tuonato che la pillola “non sarà mai somministrata nei nostri ospedali”. Eletto presidente da meno di una settimana e già si comporta come se avesse raccomandato lui tutti i primari degli ospedali della regione. E poi ancora: “stiamo talmente banalizzando la questione che la RU486 rischia di diventare l'aspirina delle minorenni”. ??. Leggi una dichiarazione del genere e non puoi fare a meno di chiederti cosa ci faccia Zaia con l'aspirina e le minorenni.
Scopelliti, l'uomo del PDL che ha sconfitto alle elezioni il cadavere del PD, ha voluto precisare che lui è “assolutamente contrario alla pillola abortiva”. Meno male, gli aborti clandestini iniziavano a preoccuparsi.
Ovviamente, nel giro di ventiquattro ore, esperti e politici hanno fatto notare a questi novelli super eroi che nonostante i loro poteri, non possono andare contro una legge dello stato che Berlusconi non abbia ancora cambiato a suo uso e consumo. Ma per fortuna Casini, ha prontamente suggerito alla Lega di modificare la legge 194. Bisogna capirlo, Casini crede che ci sia davvero un tizio barbuto che, tutti i giorni, lo osserva e ne giudica le azioni. Giuliano Ferrara.
Il vero problema è che in questa società maschilista e bigotta non si vuole dare la possibilità di scelta alle donne. So che a volte le donne rompono le palle con i film romantici e loro collezioni di scarpe, però non mi sembra questo il modo per vendicarsi.
Bisogna smetterla di far passare l'idea che con questo farmaco si voglia rendere più facile l'aborto. Sono cazzate. Prendere una decisione del genere è difficile a prescindere dal metodo utilizzato. Inoltre, dovrebbe riguardare solo le donne, non anche tutti quelli che portano la gonna lunga per lavoro.
Se c'è un farmaco che, nel rispetto della legge, ti permette di abortire senza subire un'operazione dolorosa e invasiva, perché ostinarsi a vietarlo? Secondo voi, i preti si opporrebbero ad una pillola che permettesse di appagare il loro desiderio sessuale senza le dolorose complicanze per i bambini molestati? Ok, forse ho sbagliato esempio.
Mi chiedo dove sia il problema. Sei cattolico? Benissimo, non utilizzerai mai alcun metodo contraccettivo né abortivo e vivrai felice insieme alla tua numerosa prole da coniglio. Se invece vuoi imporre agli altri le tue credenze, andando contro i loro diritti previsti dalla legge, allora non sei cattolico. Sei stronzo.
Questa cazzo di pillola è stata approvata dall'autorità farmaceutica competente. Inoltre, anche il Consiglio superiore della sanità sostiene che sia un farmaco perfettamente compatibile con la legge italiana sull'aborto. Non so voi ma, riguardo alle medicine, credo che l'unico tizio vestito di bianco autorizzato a dare un parere sia un medico.
A proposito. Indovinate di chi è la dichiarazione più pacata in materia? Del papa, naturalmente. L'altro giorno, durante la cerimonia di benedizione degli olii sacramentali*, Ratzinger ha esortato il folto gregge di cristiani a “non accettare le leggi ingiuste”. Ingiuste secondo lui, mica secondo un giudice. Non so voi ma come discorso mi sembra leggermente eversivo dell'ordine democratico. Dove sono i poliziotti violenti quando servono? Ah, vero li hanno tutti promossi ad incarichi più importanti.


* Benedizione degli olii sacramentali. In pratica i cristiani credono che il papa abbia dei super poteri con i quali infonda uno spirito magico su quest'olio. Se fosse vero, mi chiedo come mai il papa non faccia anche un incantesimo che impedisca ai preti di molestare i ragazzini.

 ***
Questo pezzo è stato abortito anche su ScaricaBile N/29

lunedì 8 marzo 2010

24



In una nottata ordinaria, dentro una casa per bene, in un letto matrimoniale, si è appisolato da poco un uomo straordinario. Un eroe del nostro tempo. Il suo nome è Guido Bertolaso. Gli avvenimenti che seguiranno sono raccontati in tempo reale e si svolgono tra la mezzanotte e la una di una giornata qualunque.

00:00 A.M.
Una telefonata, sveglia nel cuore della notte il capo della protezione civile Guido Bertolaso.
“No questo non è la pizzeria a domicilio. Ha sbagliato.” Dannati drogati, bofonchia il nostro crociato, mentre cerca di riprendere il controllo delle sue infradito e tornare a letto.


00:02 A.M.
Squilla nuovamente il telefono. Rumori di mobilia incidentata e imprecazioni mistiche accompagnano il tragitto che porta dal letto al telefono. Pare che non ci sia proprio rispetto per il sonno di colui che ha salvato Napoli dai rifiuti.

“Cazzo. Adesso faccio rintracciare il numero e gli porto un calcioinculo a domicilio.”

Stavolta,però, dall'altra parte della cornetta non c'è nessun hippy strafatto di marijuana, nessun cocainomane incallito né alcun parlamentare. Una voce fredda e artefatta comunica a Bertolaso che è in pericolo.
“Ascoltami bene. Sei finito in mezzo ad un complotto per far cadere il governo Berlusconi. Guardati le spalle.”

“Ma chi è che parla? Pronto? Pronto?”

Tu tu tu tu tu tu tu tu tu tu tu...


00:03 A.M.

La telefonata appena ricevuta agita Bertolaso. Sente come se una frana gli fosse piombata nello stomaco. Ma non è solo la telefonata. Forse la gelatina che ha mangiato a cena era avariata. Scatta l'emergenza cesso.


00:06 A.M.
Nel frattempo, al quartier generale della protezione civile tutto procede nella regolare irregolarità della gestione emergenze. Nonostante qualcuno sia preoccupato per l'imprevedibilità del centocinquantenario dell'unità d'Italia, la distribuzione degli appalti procede senza intoppi, mentre il personale gioca a backgammon.


00:19 A.M.

Rumore di sciacquone in casa Bertolaso.


00:20 A.M.
A qualche chilometro di distanza: Angelo Balducci, di fronte ai carabinieri che sono appena andati a prelevarlo, si chiede: “che cosa ho fatto io per mio figlio? Un cazzo!”

“Guardi, non ce ne importa una sega.” Gli risponde un appuntato.


00:22 A.M.
Secondo rumore di sciacquone. Guido Bertolaso esce dal bagno, si infila il giubbotto con le patacche di ordinanza, sale sul SUV della protezione civile, ingrana la marcia e si fionda al quartier generale.


00:23 A.M.
Bestemmiando come un imprenditore onesto rimasto fuori dagli appalti, Bertolaso torna indietro. Ha dimenticato di togliersi il pigiama. Sale con la macchina sul vialetto travolgendo vasi, aiuole e statuette di Brunetta. Scende di corsa dal SUV e torna dentro a vestirsi.


00:27 A.M.
Bertolaso arriva al quartier generale e chiama la moglie per tranquillizzarla. Il paese ha bisogno di lui, e questo è il prezzo da pagare per essere sposati con un eroe. Più o meno era quello che le diceva sempre. Dopo aver rassicurato la consorte di non essere con le solite troie, Guido Bertolaso riunisce la sua squadra.

“Allora, siamo di fronte a una catastrofe!”

“Cos'è? Un altro terremoto? Non abbiamo ancora distribuito tutti gli appalti dell'ultimo!”

“No, peggio. Mi è arrivata una strana telefonata.”

“Che intende fare signore?”

“Chiamatemi l'esperto in rintracciamenti telefonate notturne anonime.”

“Chi?”

“Mio cognato, idiota.”

“Ma non era un esperto in ingegneria degli alberghi costosi di fronte alle tangenziali?”

“Lui è esperto in tutto.”


00:28 A.M.
Altrove: l'imprenditore senza scrupoli DiegoAnemone riceve una chiamata dalla moglie scrupolosa di Balducci. Il cesso ha ricominciato a perdere acqua. E non esce solo quella. Anemone rimpiange i bei tempi in cui si usavano solo le valigette piene di soldi.


00:36 A.M.
Il cognato tuttologo non riesce a risalire all'autore della misteriosa telefonata. Bertolaso però è sospettoso. Pretendere di riuscire a decodificare l'origine della chiamata collegando il registratore ad un sismografo è un indizio. Farlo poi, completamente nudi, rende la cosa ancora più sospetta.

“Forse ti ho sopravvalutato” gli dice stizzito Bertolaso.

“No, ti prego Guido, non voglio andare in Svizzera! Lì è pieno di commercialisti!”


00:40 A.M.
All'improvviso, un allarme frana attira l'attenzione di tutti al quartier generale. Il display segnala che tonnellate di fango avrebbero inghiottito una decina di persone. Bertolaso monta sull'elicottero e si reca immediatamente sul posto.

Nello stesso momento ad Altrove, il sig. Anemone, vestito da idraulico, viene fermato da una volante dei carabinieri. Lo arrestano e lo portano via lasciando sul posto solo uno sturalavandini e una confezione di idraulico liquido.


00:43 A.M.
Giunto sul luogo del disastro, Bertolaso si trova davanti a qualcosa di inatteso. Non c'erano dieci persone ingoiate dal fango ma dieci buzzurri obesi che per scommessa avevano ingoiato tonnellate di fango. Ad assistere alla scena c'erano anche Della Giovanpaola e due stelline del cazzo.

“Dovrò licenziare l'addetto agli allarmi. Anche se è mio nipote”. Borbotta Bertolaso mentre risale sull'elicottero.


00:45 A.M.
Il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, riceve una telefonata da una escort ninfomane. Ma questa è un'altra storia. La telefonata, però, indispettisce Bertolaso che continua a trovare sempre occupato.

 

00:49 A.M.
Stanco e preoccupato, Bertolaso sente il riacutizzarsi dei dolori alla cervicale. Del suo pene. Così decide di farsi portare al Salaria Sport Village. Per una rilassata o una caponata. Il pilota non ha capito molto bene.


00:52 A.M.
Giunto al centro benessere, Bertolaso ha il presentimento che qualcosa non quadri. La brasiliana non è la stessa delle altre volte. Inoltre il suo bikini è leopardato in modo sospetto. Le parole di quella telefonata, poi, continuano a riecheggiare nel vuoto della sua testa. La cosa migliore è fuggire.


00:57 A.M.
Il buio e la scarsa conoscenza dei locali rendono difficile orientarsi. Ma il nostro uomo è il migliore in quello che fa, qualunque cosa sia. Dopo quattro capocciate e un ginocchio infranto contro un tavolino, Bertolaso stremato chiama la centrale.

“Centrale qui è il grande capo.”

“Centrale in ascolto. Dica.”

“Mi serve la planimetria del Salaria Sport Village. E' un centro sportivo abusivo sulle rive del Tevere.”

“Per cosa le serve?”

“C'è una persona intrappolata dentro e la devo salvare.”

“Si tratta di lei signore?”

“Si.”

“...”



( illustrazione del dott. Boscarol )


***
Lo trovate anche su ScaricaBile N/28

ScaricaBile 28 - Il pdf satirico in attesa di beatificazione



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giovedì 28 gennaio 2010

Chi è veramente Antonio Di Pietro?


Il dossier sull'ex magistrato. La misteriosa attività di spionaggio e quella ancora più misteriosa sul divano di casa sua. Gli strani rapporti con i servizi, le indagini bollate come "irrituali" da una sentenza che non c'entra niente ma "tutto fa brodo". E come se non bastasse: ecco le foto in cui va a letto con sua moglie e le lettere "cifrate" che scriveva a quel "Babbo Natale" che ora dice di non conoscere.


Finalmente un po' di luce sul leader dell'Italia dei Valori. Quanti sono gli Antonio Di Pietro che si nascondono dietro quella maschera di uomo rude con le vene del collo sporgenti? C'è il Di Pietro poliziotto, il Di Pietro magistrato, il Di Pietro agente segreto, il Di Pietro agricoltore (il trattore è venduto separatamente), il Di Pietro virus Ebola e tanti altri.



(vignetta del dott. Boscarol)

Esiste un dossier - come scrive Filippo Facci nel suo nuovo libro "Di Pietro: tutte le cazzate che ci siamo inventati" - che racconta molti retroscena ambigui della vita del nostro Tonino Di Pietro. Ad esempio, c'è scritto di quando Di Pietro avrebbe confezionato, su ordine della Spectre, un rapporto su James Bond. Al termine di lunghi pedinamenti, appostamenti, ricerche porta a porta nei peggiori bar di Caracas, Di Pietro riuscì infatti a scoprire e comunicare ai suoi capi il nascondiglio del sig. Bond: un DVD masterizzato.
O quell'altra volta in cui "lo sbirro" Di Pietro, su mandato non si capisce bene di chi, avrebbe interrogato segretamente il vescovo locale con metodi poco ortodossi (pare che lo avesse costretto a parlare con dei fotomontaggi che ritraevano l'alto prelato in compagnia di alcuni pulcini in pose lascive). Di queste e altre attività di ricerca a dir poco inusuali per un pm-detective si troverebbero ampie conferme anche nei taccuini redatti dallo psichiatra del direttore Feltri, durante le loro sedute.

Il documento sembra parlare da solo. E non azzecca un congiuntivo. Questo rende più che leciti i nostri dubbi. Tutto sembra morire dove passa Di Pietro. Non c'è amico, collega, Veltroni o Mentana che sia stato risparmiato. L'ultimo in ordine di tempo: il maiale che l'ex pm avrebbe acquistato da un amico per il cenone di Capodanno. Fonti certe hanno rivelato, infatti, che il suino in questione fu ucciso due giorni dopo la sospetta transazione di denaro. Transazione avvenuta senza scontrino fiscale. Vergogna.
In questo clima di sospetti e cattivi pensieri si inquadra la vicenda delle foto in cui Tonino appare a letto niente meno che con sua moglie. Foto a dir poco sconvolgenti, che testimoniano tutta la sua ipocrisia se pensiamo che il "manettaro" Di Pietro appare con indosso un pigiama a righe nere. Che fa sfotte?
E quelle lettere che i nostri segugi hanno ritrovato a casa della madre, nascoste nella soffitta? Lettere sigillate dentro delle buste rosse. Scritte sicuramente in gioventù quando presumiamo lavorasse per il KGB. Lettere strane, indirizzate ad un certo "Babbo Natale" e dal contenuto ambiguo, sicuramente cifrato. Chissà quali segreti nascondono. Chissà a cosa si riferiva il giovane agente Di Pietro quando parlava del "trenino ciuf ciuf". Che si riferisse alla strage dell' Italicus?

Ma c'è dell'altro. Nessuno ricorda quando nel 1994, a Curno, Di Pietro prese a testate un giornalista dell'Ansa e poi lo seviziò con un martelletto da giudice. E che dire dei suoi appartamenti acquistati grazie a un mutuo? Un mutuo!
Voci abbastanza attendibili, provenienti dalla mia testa, rivelano inoltre che dietro i disordini di Rosarno ci potrebbe essere proprio la mano del forcaiolo Di Pietro. Pensiamoci un attimo: lui possiede un trattore. Lo usa per farsi fotografare mentre lo guida nei suoi terreni. Magari ne ha qualcuno anche a Rosarno con gli alberi di arance. E forse ci fa anche lavorare in nero i clandestini. Se il nostro giustizialista avesse ancora il porto d'armi, avrebbe sparato anche lui contro quei negracci? Chi può dirlo...
E del terremoto di Haiti ne vogliamo parlare? Pare che l'ex magistrato avesse vinto un viaggio proprio a Port-au-Prince nella riffa di Pasqua della chiesa di Santa Maria del trattore nel 1959!

Eccolo qui, dunque, Antonio Di Pietro. L'uomo che di Berlusconi cita a memoria tutti gli innumerevoli processi, come se servisse a qualcosa. L'uomo che di fronte al consenso di cui Berlusconi gode nel Paese, si è ritagliato la parte dell'antagonista in questo B-Movie all'italiana fatto di politica, sesso e Lino Banfi. Eccolo lo spauracchio che soffoca le velleità di una sinistra che senza di lui sarebbe civile e sintonizzata con il digitale terrestre al Paese reale.



Commissionato da Feltrorio Veltri per ScaricaBile N/26

mercoledì 23 dicembre 2009

Christmas Carol 2009

Quando Silvio si destò, era così fitto il buio, che guardando dal letto, egli distingueva appena la finestra trasparente dalle pareti opache della camera. Ficcava nelle tenebre i suoi occhi da furetto quando la sua attenzione fu attirata da due bagliori rossi e sinistri alla sua sinistra. "Giusto – pensò – sarebbero sospetti se i bagliori fossero sinistri alla mia destra. Ma, a pensarci bene, anche se fossero bagliori destri alla mia destra, ci sarebbe poco di cui fidarsi."
E mentre continuava ad arrovellarsi in tali elucubrazioni, si stropicciò gli occhi e si accorse che si trattava solo delle cifre illuminate di una sveglia digitale.
"Le sette!" esclamò d'improvviso tirandosi su nel letto. Era sempre stato un tipo dinamico il vecchio Silvio Berlusconi. Uno che alle sei del mattino era già al lavoro per mungere le presse. Un presidente operaio. Ma anche adesso che non faceva più l'operaio, il fattore, il cantante e il partigiano, non aveva perso l'abitudine della mungitura.  Fece per alzarsi e scendere giù dal letto, quando ebbe un forte senso di vertigini. Notò che i suoi piedi ciondolavano molto distanti dal pavimento. Un pavimento per niente familiare. Preso il coraggio a due mani, lo intrecciò insieme alle lenzuola per realizzare una fune, con la quale si sarebbe potuto calare giù dal letto (un trucco che aveva imparato negli anni '80, pensando che un giorno gli sarebbe tornato utile).
Sceso in terrà, squadrò per bene la stanza  in cui si trovava e realizzò che quella non era casa sua. Niente lettone di Putin, niente quadri dell'800, niente Jacuzzi dentro al bagno, niente mignotta dentro la Jacuzzi. Panico.
"Sandrobondi! Bonaiuti! Dove siete?" cominciò ad urlare Silvio.
"Non ti può sentire nessuno caro il mio presidente" disse con voce profonda il supporto per la flebo.
Silvio, sbigottito, sgranò gli occhi per guardare meglio nella direzione da cui gli era parso sentire la voce, e vide proprio il supporto per la flebo. E dietro, magrissima, scorse una figura umana.
"Fassino? Sei tu? – chiese allibito – Se è per quella storia delle intercettazioni tra te e Consorte che ascoltai in segreto, molto prima che le avessero i magistrati, ne approfitto per dirti subito che è tutta una balla dei giornali comunisti. Io non le ho mai ascoltate quel 24 dicembre 2005 a casa mia, seduto in poltrona, in compagnia di mio fratello Paolo. Ricordo che sorseggiavo un Chian..."
"Taci, pinocchio! Non sono Fassino" lo interruppe bruscamente il losco figuro.
"Chi siete e che cosa siete?" domandò allora Silvio con la voce stridula di una ragazzina spaventata. E operaia.
"Sono lo Spirito del Natale passato."
"Quello dell'anno scorso? – gli domandò soppesandosi spavaldo i testicoli – L'anno della festona in Sardegna con le ragazzette porcellette e la Noemi?"
"Si."
"E allora cos'è quell'aria smunta? Ci siamo divertiti un casino quella sera! Non sei riuscito a rimediare neanche un culetto? Dovevi spacciarti per sottosegretario. Funziona sempre! Ah... ma forse tu... Non è che a te piacciono i maschi? Su quel versante caschi male alle mie feste. Ma ti posso dare un paio di indirizzi che mi hanno passato alcuni parlamentari."
"Hai finito di sproloquiare come al solito?" tuonò lo spirito.
Silvio, umilmente, disse di non avere avuto alcuna intenzione di offenderlo. Non che avesse mai avuto nulla da ridire sui gay. A patto che gli stessero sempre di fronte e ben in vista, ovviamente. Ribadendo le sue scuse, osò poi domandare allo spirito quale fosse il motivo che lo aveva fatto venire.
"La tua salute!" rispose lo spirito. "Hai forse dimenticato che sei ricoverato in ospedale perché un pazzo ti ha tirato un Duomo di gesso sul muso?"
In quel momento Silvio trasalì. Si portò le mani al volto e toccò le bende che gli coprivano il labbro superiore, il naso e due denti. "E vero! Ero al tesseramento della PDL, stavo stringendo mani e raccogliendo batteri dal mio popolo quando, a un certo punto, ho sentito un botto e ho capito che erano i miei denti. Ora ricordo tutto!"
"Hai rischiato di morire. Lo sai vero?"
"Se mi avesse preso sull'occhio?"
"No. Se ti avesse preso sull'occhio adesso saresti un presidente pirata."
"Sarebbe stato figo!"
"Ad ogni modo, hai rischiato di morire e non per la statuetta."
"No?" fece Silvio incuriosito. "E allora come avrei rischiato di morire?"
"Se fosse stato un vero attentato, avrebbero potuto spararti. O peggio, saresti potuto morire cadendo dal predellino, se la macchina si fosse messa in marcia. Chi è il capo della tua scorta? Pippo della Disney?"
"Veramente sarei io..." tentennò Silvio.
"Ma dico io, c'è una cosa che lasci fare agli altri?"
"Pagare le tasse?" ribatté prontamente lui con un sorrisetto sornione.
"E poi, ma come ti è venuto in mente di uscire dall'auto e mostrare alle telecamere e alla gente il tuo grugno sanguinante?"
"Sul momento mi sembrava un'idea ganza." Poi, avvicinandosi allo spirito gli disse sottovoce "pensaci un attimo: hai visto come ovulano le ragazzine per l'attore di Twilight? In quel momento ho pensato alla prossima cena a Palazzo Grazioli. Con le mie ospiti, eccitate come anguille, mentre gli mostro il filmino dell'attentato dove ho la bocca tutta sporca di sangue come un vampiro... Cazzo, viene duro persino a me!"
"Cristo santo! Sei senza speranza" esclamò  irritato lo spirito.
"No dai, non dire così. Perché tanto odio contro di me?" piagnucolò lui.
"Ero venuto qui per farti redimere” disse. E poi gli spiegò che ciò che alimenta il clima di odio nei suoi confronti non sono altro che i suoi comportamenti, le sue dichiarazioni, i suoi processi, le leggi ad personam, il disprezzo per le istituzioni ma soprattutto il fatto che scopa come un coniglio.
"Non è vero! – ribattè – io mi comporto benissimo. Sono tutte invenzioni dei giornali comunisti, stampati dai magistrati comunisti, che poi li fanno leggere ai dieci giudici su quindici della corte costituzionale comunista, perché cinque membri sono di nomina presidenziale e noi abbiamo avuto, purtroppo, gli ultimi tre presidenti comunisti, che erano invidiosi che io ho le palle, e le mie palle sono comunist..." (si portò le mani alla bocca).
"Cosa?"
"Lascia perdere la parte delle palle."
"Vieni con me" disse allora lo spirito, porgendogli la mano.
"Cos'è, mi vuoi portare in paradiso? Non ci penso neanche. Non sono pronto, ci sono tantissime cose che devo ancora avere."
"Non sono la morte, deficiente. Vedi per caso qualche falce? Indosso un cappuccio? Dammi la mano che voglio solo mostrarti delle cose."
Così, anche se titubante, Silvio tese una mano tremante allo spirito. Questi la prese e d'improvviso Silvio si accorse di non trovarsi più nella stanza dell'ospedale. Si guardò attorno e notò molte cose a lui familiari. Poi, la sua attenzione fu attirata da cinque uomini che si stavano salutando con baci e calorose pacche sulle spalle, parlando in un idioma incomprensibilmente pieno di 'u'.
"Chi sono?" chiese Silvio allo spirito.
"Non li riconosci? Uno è il tuo fido braccio destro: Marcello Dell'Utri."
"Adesso che lo guardo meglio hai ragione. Ma è giovanissimo!"
"Guarda adesso." In quel momento entrò un giovanissimo Silvio, vestito con un maglioncino girocollo, una camicia sotto e un pantalone jeans. Sportivo, con un sorriso fluente e una chioma smagliante, il giovane Silvio cominciò ad intrattenersi amichevolmente con i quattro amici di Marcello Dell'Utri: Stefano Bontate, Tanino Cinà, Nino Grado e Francesco Di Carlo.
Alla vista di quella scena, il vecchio Silvio sbiancò. Si ricordò di quell'incontro avvenuto tanti anni prima a Milano. Si ricordò dei quattro signori siciliani, delle sue richieste di aiuto per una certa minaccia di sequestro, e soprattutto del suo commiato da questi signori. Promise loro di essere a disposizione per qualunque cosa. Gli tornarono in mente anche tutti i magheggi finanziari delle sue prime imprese, i suoi compagni della P2, la nascita illegale del suo impero mediatico, i rapporti con i politici corrotti, la discesa in campo, quella nel letto e la discesa dalla quale aveva fatto rotolare giù il paese negli ultimi 15 anni. A quel punto Silvio sentì salire un brivido lungo la schiena. Non fece molta strada. Poi, buio.

Silvio si svegliò tutto sudato e si accorse di essere nuovamente nel suo letto all'ospedale. Accovacciato ai piedi del letto, dormiva beato il fido Sandrobondi.
"Forse è stato solo un incubo" pensò Silvio. "Sandrobondi sveglia! Sandrobondi!" cominciò a sbraitare. Ma quello niente. Dormiva di sasso.
"Non ti può sentire. Gli ho dato una polpetta avvelenata" disse una voce alle sue spalle.
"Oh mio dio! Di nuovo!" disse Silvio nascondendosi dietro al corpo molliccio del suo ministro alla cultura. "Chi sei, lo spirito del natale presente?"
"No caro Silvio. Tu non sei neanche minimamente paragonabile al vecchio Scrooge del racconto di Dickens. Le speranze che tu ti redima sono pari a quelle che Gasparri risolva un cubo di Rubik, o che Bossi recuperi l'uso dell'altra metà del suo cervello."
"Gianfranco sei tu?"
"Non sono Gianfranco. E neache lui lo è."
A questo punto, Silvio gettò Sandrobondi giù dal letto e poi si tuffò sopra di lui per attutire la caduta. Rimessosi in piedi, si diresse svelto verso la porta ma la maniglia era fuori dal suo limitato spazio aereo. Pensò che doveva trattarsi di un ospedale pubblico costruito coi soldi dei comunisti. Ma non c'era tempo per un discorso ufficiale. La voce era ancora lì e la sentiva sogghignare nell'oscurità.
"E va bene. Cosa vuoi: Soldi? Un appalto? Una legge? Un ministero?" disse con tono autoritario, decidendo di rischiare il tutto per tutto. "Mettiamoci d'accordo".
"Non voglio niente da te, patetica parodia di un dittatore".
"Ma si può sapere chi sei e cosa vuoi allora?"
"Sono lo spirito della Costituzione Italiana. E voglio farti un culo così."
"Non puoi! Io sono stato eletto democraticamente."
"Si vede che non hai letto gli ultimi sondaggi. Danno il mio piede affondato nel tuo culo al 75%. Sei spacciato."
A quelle inquietanti parole, Silvio cominciò ad urlare e a dimenarsi in terra. "Noo, non è possibile!" urlava e si strappava i capelli finti. Lo spirito, divertito, rideva di gusto e la sua risata entrò in risonanza con i gemiti del povero cristo in un lamento grottesco e straziante.
"Solo l'amore salva, solo l'amore salva, solo l'amore salva" ripeteva adesso, accovacciato, ondeggiando freneticamente. "Solo l'amore salva, solo l'amore salva, solo l'amore sal..."
"Silvio! Silvio" disse Bonaiuti scuotendolo con vigore. "Silvio, tutto bene?"
"Oh, ma... Paolo. Sei davvero tu Paolo?" chiese riaprendo gli occhi.
"Silvio, sono io. E' tutto a posto. Devi avere fatto un brutto sogno" disse Bonaiuti stringendolo forte a sé come una mamma farebbe con il proprio idraulico.
"Paolo, meno male che sei tu. Sapessi che brutto sogno che ho fatto" e così cominciò a raccontare tutto al suo portavoce. Dopo averlo ascoltato con attenzione, Banaiuti lo rassicurò "stai tranquillo, si è trattato solo di un brutto sogno. Non esistono gli spiriti della Costituzione, schiocchino."
Sentendo quelle parole, Silvio tirò un grosso respiro di sollievo. Più tardi gli furono portati i giornali e vide con piacere che Bonaiuti aveva ragione. Tutto procedeva per il meglio, anzi, grazie allo spiacevole incidente occorsogli, i suoi erano riusciti a far distogliere l'attenzione da tutte quelle brutte cose che ultimamente gli avevano fatto rischiare di perdere la fiducia della gente.
E mentre faceva colazione con il consueto caffè, cornetto e pompino, Silvio pensò a quanto tutto fosse molto più buono del solito. Merito dell'ex confratello Cicchitto? In effetti, non poteva che ritenersi soddisfatto dei duri attacchi contro Santoro, Travaglio, e Repubblica fatti dal piduista brisè. E anche il pompino non era male.
Da quel giorno, Silvio chiese a Bonaiuti di restare con lui la notte. Con una lampadina accesa. E così facendo con gli spiriti non ebbe più a che fare; ma si rifece con gli italiani. E di lui fu sempre detto che non c'era uomo al mondo che sapesse così bene governare il paese.


...
Tratto da ScaricaBile N/25

mercoledì 2 dicembre 2009

Benedetto XVI, l'anima ariana del rap

[tratto da ScaricaBile24]


La piazza è gremita. Fans dappertutto, pure a cavalcioni sopra le statue. Striscioni e acclamazioni come se piovesse. Tutti lo stanno chiamando ad alta voce. E alla fine eccolo uscire sul palco, avanzare con passo felpato e ritmico, salutare i fratelli con quei suoi strani gesti delle mani che piacciono tanto ai giovani d'oggi. "Cristo sia con voi bro-thers!" – esclama, togliendosi il camauro e lanciandolo sulla folla – "Il signore vuole vedervi saltare mo-ther-fu-ckers!". Il pubblico è già in delirio e lo show non è ancora iniziato.
Per chi non l'avesse ancora capito stiamo parlando di B.XVI. "The man in white". L'uomo con così tanti anelli e collane d'oro che farebbero invidia persino a Snoop Dog (al quale peraltro dice di ispirarsi).
Benedetto Decimosesto non è un rapper come gli altri. Niente affatto. Il suo slang "old style" (con quell'accento che fa molto terzo reich) è diverso rispetto a quello "ghetto style" a cui gli altri grandi rappers ci hanno abituati. La sua musica è come un concerto di unghie sulle lavagna. E adesso è tornato a graffiare, più affilato che mai, con un nuovo album: “Alma Mater. Music from the Vatican”. Benedetto XVI canta le sue rime in diverse lingue, sopra basi classiche del mood cristiano come il canto gregoriano e la musica sacra moderna.
Lo scopo di questo Cd – ha detto durante la presentazione padre Georg, spalla e dj personale di Ratzinger – è quello di sperimentare, attorno all’ispirazione fondamentale delle parole del Papa dedicate a temi mariani, la possibilità di un nuovo linguaggio: un sound che spacca per portare un messaggio di saggezza e spiritualità in ogni cazzo di Ipod”.
Il papa (come ama farsi chiamare dai suoi fans) è sempre stato attento anche alle nuove tecnologie. Ad esempio fu uno dei primissimi utenti a navigare tra le foto di Pamela Anderson, e di recente ha cominciato a sostenere di parlare con Dio via Skype.

Benedetto Decimosesto (all'anagrafe Joseph Alois Ratzinger) si definisce il rapper di Cristo. "Un umile rimaiolo nella CREW del Signore", per usare le sue parole. Nato nella provincia germanica, con tanta voglia di spaccare tutto, Ratzinger oggi è una leggenda vivente e una star in ascesa. A 82 anni, per uno che crede nella vita eterna, si sente ancora un giovincello.
Dall'arruolamento (peraltro obbligatorio all'epoca) nella Hitlerjugend, al soglio pontificio la strada è stata lunga e strana. Ma lui, quando racconta la sua vita, lo fa con una serenità disarmante. Tutto sembra essergli successo per caso e agli occhi di tutti appare solo un nonnetto tremendamente simpatico, agitato e casinista, che ama la musica e dice di essere solo capitato nel funerale giusto al momento giusto.
Ma dietro al fenomeno "Papa-Ratzi" c'è dell'altro. Qualche cifra per capire: un miliardo di euro dai versamenti dell'otto per mille; 650 milioni per gli stipendi degli insegnanti di religione; 700 milioni per le convenzioni su scuola e sanità; 250 milioni per il finanziamento dei Grandi Eventi. E tutto questo grazie al suo attivissimo fan club: lo stato italiano. Un portafoglio che si aggira sui 4 miliardi di euro, e che ovviamente gli fa un notevole bozzo dentro al taschino della giacca. Una somma che solo per un quinto viene destinata a interventi di carità e di assistenza sociale, il resto nel suo pantagruelico guardaroba per gli spettacoli.

Spacciandomi per un giornalista del mensile Rolling Stone, mi sono procurato la possibilità di intervistare Benedetto XVI. Non è stato difficile. Mi è bastato ungere un paio di alti prelati infilando nella tasca della loro veste dei bambini lapponi.
E così mi sono ritrovato in una grande sala con il tetto affrescato come un bordello thailandese, ma ma senza elefanti. Dopo una ventina di minuti ecco arrivare lui, la star. Quattro guardie svizzere lo scortano attraverso la porta sino al piccolo trono posto al centro della stanza. Le guardie, poi, mi invitano gentilmente con l'alabarda ad inginocchiarmi su un tappeto ricoperto di ceci. Molli e marci (Ratzi è un innovatore). Dopo aver baciato tutti e undici gli anelli (?), l'intervista può cominciare.

 

Domanda: Santità, posso darle del tu?

B.XVI: Solo se hai già comprato il mio disco, figliolo.


D: La maggior parte della gente qui in Italia crede che questo sia il tuo primo album, in questi anni hai realizzato "Power Of The Dollars", che non è mai uscito, realizzato dai Trackmaster, poi "Guess Who’s Back" e "Fifty Is The Future" nel circuito indipendente, hai costruito la tua credibilità nel circuito dei mixtape e la gente sapeva che spaccavi ancor prima delle discografiche, è vero?

B: Assolutamente, sono stato in grado di utilizzare il circuito dei mixtape e far uscire miracolosamente il mio materiale, questo è il percorso per il successo… se non metti in circolazione con consistenza materiale di qualità, la gente, dopo, avrà paura di comprare il tuo disco.


D: Raccontaci com’è nata il tuo ultimo successo "Caritas in Veritate".

B: "Caritas in Veritate" è il primo pezzo che io e Dr.Dre abbiamo scritto insieme… la cosa pazzesca che non ho saputo finchè io, Eminem e Dr.Dre non abbiamo rilasciato insieme un’intervista per L'Avvenire, è che quando Dre lavorò con Eminem per "My Name Is" era la prima volta che Eminem e Dre facevano qualcosa insieme e fu anche in quel caso il primo singolo dell’album ad uscire… incredibile! Ma quello che è stato veramente difficile è stato uscire con il singolo dopo quel pezzo. "Caritas in Veritate" era andata così bene che ci eravamo preoccupati per il seguito e ci siamo detti "dobbiamo registrare altre tracce”, così sono andato a Los Angeles solo per cinque giorni e abbiamo scritto tipo otto encicliche.


D: Tu sai che ormai ti circonda la fama di gangster, quindi uno non si aspetta poi di vedere una persona così “cool” come hai dimostrato di essere dall’inizio di questa intervista.

B.XVI: Sai cosa, posso essere molto cattivo quando sono arrabbiato, molto agitato, devo provvedere a me in ogni caso, sai, il fatto che sono diventato papa ha cambiato la mia vita, le gente che mi circonda, la situazione finanziaria è cambiata, il mio stile di vita è cambiato, ma sicuramente c’è gente che fa delle cattiverie e si diverte a farle. Questa è la differenza tra una persona cattiva e una persona in una cattiva situazione… quando sono in una brutta zona dovrò provvedere a me stesso, fare quello che devo fare… ma per fortuna giro sempre con la papa-mobile, non sono in pericolo.


D: Un tribunale in Texas, in merito allo scandalo dei preti pedofili, ti voleva processare per "ostruzione alla giustizia" a causa delle disposizioni di riservatezza contenute nel tuo "De delictis gravioribus". In pratica, nei tuoi testi, invitavi a spostare i preti pedofili in altre diocesi piuttosto che consegnarli alla giustizia.

B.XVI: si, vero. Però adesso sono papa quindi ho l'immunità diplomatica. Come si dice dalle mie parti: Puppaaa!


A questo punto, Ratzinger ha tirato una leva posta a lato del suo scranno e io sono stato risucchiato dentro una botola. Buio. Al mio risveglio l'unica cosa che ricordo è il piede di una guardia svizzera che accompagnava il mio culo fuori dal confine vaticano.
Devo averlo fatto incazzare. E non ha neanche sentito le mie domande su omosessualità, contraccezione, AIDS, Africa, aborto, scienza, alieni e IOR!
Alla fine posso dirmi comunque soddisfatto. Non si è accorto che gli ho fregato un portacenere d'oro massiccio con dei rubini incastonati. Credo che valga quanto l'ultima manovra di Tremonti. Inoltre, ho avuto la mia intervista ed eventuali ritorsioni saranno fatte contro Rolling Stone. Eccellente.



Illustrazione di Perrotta

martedì 20 ottobre 2009

Dottore, ho un problema!

- Dottore, ho un problema.

- Ma, veramente presid...

- No, lei mi deve aiutare. Credo che la cosa sia seria.

- Guardi, fors...

- E' tipo un tic. Viene a momenti però. In genere capita quando parlo davanti a molte persone. Sono li tranquillo che faccio il mio discorso, quando a un certo punto sento una cosa qui nella pancia...

- Come un rigurgito?

- Si, come una specie di rutto. Sento che sale in fretta, mi arriva alla bocca ed ecco che mi esce fuori una verità. Non mi era mai capitato prima. Sono abbastanza preoccupato.

- Si, ma...

- Dottore, niente ma. Lei è qui, pagato coi soldi di tutti, per risolvere i miei problemi. Cerchi di fare qualcosa, è piuttosto imbarazzante per me! L'altro giorno ad esempio ero a letto con una bella gnagna, ostentando come un pavone le mie qualità amatorie, quando a un certo punto le ho detto: Vado un attimo a fare una doccia e ad iniettarmi sangue di gorilla nel pene.

- E la ragazza?

- E' fuggita in preda al panico! Meno male che il servizio d'ordine l'ha recuperata, sedata e riportata nel lettone. Si, ma non posso continuare ad andare avanti così. Ne va del mio lavoro! L'altro giorno, ad esempio, stava andando tutto liscio. Ero li che raccontavo di come io sia la persona più perseguitata al mondo degli ultimi 150 anni, quando ho cominciato a sentire quella sensazione nello stomaco. Riesco appena ad aggiungere che sono sempre stato assolto dai miei processi, e poi PRAAAAAAAAAAAAAAAT! Ecco che viene fuori che mi sono potuto permettere di spendere 200 milioni di euro per pagare consulenti e giudici.

- Davvero imbarazzante.

- Si, anche perché in realtà la cifra sarebbe più alta. Ma non è questo il punto. Io rischio grosso. Lei mi deve aiutare!

- Vorrei tanto ma non posso. Non sono mica un dottore. Sono l'imbianchino e togliere quelle macchie dal soffitto le costerà sui 2000 euro. Paga in contanti o mi offre una candidatura?

Colecisti #2

Omofobia:
Bocciata la proposta di legge per l'aggravante di discriminazione sessuale. Per Vietti (UDC) e per il resto del gregge, il testo sarebbe ambiguo. “Orientamento sessuale” non sarebbe, infatti, un termine abbastanza chiaro per definire i “ricchioni”. Inoltre la formulazione della legge creerebbe disuguaglianza nei confronti di altre categorie sociali a rischio come gli anziani, i disabili e i tifosi di calcio.
La Binetti (PD) si è difesa dicendo: “Per come era formulata la legge, le mie opinioni sull'omosessualità, e quelle di tante altre persone, potevano essere individuate come un reato”.
No cara Binetti, le sue opinioni sui gay, secondo quanto sosteneva un certo Gesù Cristo, potrebbero essere individuate come un peccato. Peccato mortale. Brucerebbe all'inferno, se solo esistesse.
La Binetti ha detto di “sentirsi perseguitata”. In effetti ci sarebbe un uomo con la barba che dall'alto la osserva per tutto il giorno.
Venendo alle buone notizie, l'ONU ritiene che l'Italia abbia fatto un passo indietro nel campo dei diritti civili. E adesso è due posizioni davanti alla Germania Nazista.
Certo, non siamo ai livelli di quei paesi dove tutt'ora l'omosessualità è considerata un reato, ma la legislatura è ancora lunga.
Intanto l'altro giorno ci sono state altre aggressioni contro i gay a Roma. Ma bisogna ammettere che la giunta Alemanno non c'entra. Erano tutti in riunione in quel momento.
In Italia non c'è alcun problema omofobia. Il vero problema sono gli omosessuali.



Mesiano:
Il giudice civile che di recente ha condannato la Finivest a risarcire la CIR, per la brutta vicenda di corruzione nel lodo Mondadori, si chiama Raimondo Mesiano. Lo dico nel caso vi fossero sfuggiti gli ultimi anatemi voodoo fatti da Marina Berlusconi.
Il Lodo Mondadori, invece, è quella sentenza arbitrale che consegnava di fatto la Mondadori a Berlusconi, grazie ad una grossa somma di denaro che gli avvocati Fininvest: Previti, Acampora e Pacifico, infilarono dentro gli slippini dei conti esteri del giudice Metta, colui che scrisse la suddetta sentenza. E questo lo scrivo nel caso voi foste spettatori di Porta a Porta (adoro Vespa, l'unico messia del giornalismo che riesce a confezionare un servizio sul lodo Mondadori nel quale si cita il nome del corrotto Metta, ma ci si dimentica di dire chi, secondo sentenza definitiva della Cassazione, materialmente diede i soldi a metta: ovvero Previti & Friends).
Di recente, è accaduto che il CSM abbia promosso il giudice Mesiano. Sia per anzianità che per la freddezza con cui ha saputo affrontare le pressioni prima di questa importante sentenza. Per festeggiarne la promozione, i parlamentari della maggioranza e i dipendenti Mediaset (anche se è difficile scorgere le differenze), hanno pensato bene di infangare un po' la sua persona.
A volte si assiste a casi di umorismo involontario”, ha esclamato Gasparri davanti ad uno specchio.
Per il ministro alla cultura Bondi “la realtà supera l'immaginazione”. Infatti Bondi è davvero il ministro alla cultura.
Brachino, a Mattino 5 (la trasmissione che rende il coma un'esperienza interessante), ha lanciato un bel servizio sulle “presunte strane abitudini” del giudice Mesiano. In pratica viene mostrato il giudice che va dal barbiere, cammina per strada, si siede nel parco. Tutte operazioni che la gente normale come Brachino evidentemente non fa. O se le fa, ha il buon gusto di farle indossando un costume da coniglio rosa con una maschera antigas. Ma niente calzini turchesi, per dio!
Ad ogni modo, quello che mi ha lasciato veramente stupito è stato che non hanno detto che Mesiano è un rom-ebreo-omosessuale-sieropositivo. Ma per quello c'è sempre Studio Aperto delle 18.00.

lunedì 19 ottobre 2009

Colecisti #1

Afghanistan:
Secondo il quotidiano inglese Times, i servizi segreti italiani avrebbero trattato con i Talebani. Soldi per evitare attacchi ai militari. Mi sembra davvero incredibile. Sarebbe come paragonare i Taliban ai Corleonesi!
Dopo l'annuncio della notizia, il ministro La Russa ha detto che il Times “offende i nostri morti e i nostri militari”. E io che pensavo che fosse La Russa vestito con la mimetica ad offendere i nostri soldati.
Per Frattini si tratterebbe di “accuse false e offensive”. Neanche avesse pagato lui.
Rutelli:“in questi casi o si hanno le prove o si deve evitare di sollevare casi così insidiosi”. Ha ragione, i Talebani hanno questo brutto di vizio di non rilasciare mai le ricevute.
E' impossibile che i servizi segreti abbiano pagato i Taliban. Se fosse accaduto, di certo io ne sarei stato informato” ha dichiarato infine Raul Bova.


Scudo Fiscale:
Bankitalia esprime l'ennesimo parere negativo sullo scudo fiscale di Tremonti. Mi chiedo: quando cominceranno a farci sentire anche i lati positivi? Basterebbe intervistare la criminalità organizzata.
Diciamoci la verità: lo scudo fiscale è stato fatto solo per avere qualcosa che all'estero ci invidiassero.
Tremonti: “Lo scudo fiscale non incentiverà l'evasione in futuro”. Semplicemente perché non ci sarà un futuro.
Per il ministro non c'è ragione di allarmarsi, in fondo è un meccanismo che hanno anche altri Stati. Certo, li la tassazione è ben più alta del 5% ma in quei paesi la lobby degli evasori non è così forte.
Bei tempi quelli in cui Tremonti assicurava spavaldo: “Con me non ci saranno mai più condoni”. Evidentemente al ministero ci deve essere qualcuno con una maschera di gomma.

PAPIello




I carabnieri lo hanno ritrovato nell'ultimo numero di ScaricaBile

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